Archivio mensile:maggio 2013

Lettera di 1800 anni fa di Aurelio Polion alla sua famiglia

Un giovane soldato di nome Aurelio Polion,che prestava servizio nella legione romana,scrisse una lettera(un papiro),alla sua famiglia 1800 anni fa.La lettera è stata trovata nell’area esterna ad un tempio nella città egizia di Tebtunis,nel Fayyum non lontano dal Nilo, più di un secolo fa, da una spedizione archeologica,di recente Grand Adamson un candidato al dottorato presso la Rice University ha ricevuto l’incarico di tradurre il papiro. Per questo ha utilizzato una tecnica ad infrarossi per rendere il testo più leggibile.                                                                               La lettera è scritta in greco e riporta l’angoscia di Polion nell’apprendere le preoccupazioni della sua famiglia, per le quali il giovane stava cercando di ottenere un permesso per tornare a casa. La lettera era indirizzata a sua madre, a sua sorella ed a suo fratello. In una parte si legge: “Prego (gli dèi) notte e giorno che siate in buona salute e prima di tutto faccio voti a tutti gli dèi a vostro nome. Non smetterò di scrivervi, ma non preoccupatevi per me”.
Polion afferma di aver scritto sei epistole alla sua famiglia senza riceverne alcuna risposta, adombrando la presenza di dissidi familiari. “Mentre ero in Pannonia ti ho inviato delle lettere, ma tu mi tratti come se fossi un estraneo“, scrive Polion. “Otterrò il congedo dal console e tornerò da voi, in modo che tu sappia che sono tuo fratello“.   Polion visse in un periodo storico in cui i Romani controllavano l’Egitto,il giovane faceva parte della LegioII Adiutrix,di stanza in Pannonia Inferiore(oggi Ungheria).

 

 

il segreto della cupola del Pantheon

L’imponente Pantheon – in origine costruito nel 27 A.C. – è la struttura meglio preservata del periodo romano. Negli ultimi secoli è stata utilizzato come luogo di sepoltura, anche per i monarchi italiani del 19° secolo Vittorio Emanuele II e Umberto I, così come per il famoso pittore Raffaello. Attualmente il Pantheon è utilizzato come chiesa.                            Immaginate quale impressione poteva suscitare negli spettatori la visione dell’imperatore Augusto che, nel momento esatto di varcare la soglia del Pantheon, veniva illuminato dai raggi del sole come da un riflettore di scena!».
È Eugenio La Rocca, storico sovrintendente ai Beni culturali del Comune di Roma (da quando era sindaco Francesco Rutelli fino al sodalizio con Walter Veltroni), nonché professore ordinario de La Sapienza e curatore della mostra blockbuster «Augusto» alle Scuderie del Quirinale, a svelare i retroscena di uno spettacolo astronomico unico. Uno show ben congegnato, su progetto del primo imperatore di Roma, e che si manifestava in un solo giorno dell’anno. Ma non una data qualsiasi (perché nulla nelle imprese architettoniche e urbanistiche della Roma antica è lasciato al caso).
Bensì, il 21 aprile, a mezzogiorno. Coordinata emblematica che rimanda al Natale di Roma, la fondazione della città eterna per volere di Romolo. Fino ad oggi la cupola mozzafiato del Pantheon (monumento eretto sotto Augusto, poi ricostruito da Adriano nella prima metà del II sec. d.C.) ha stimolato fior di studi, ma anche innumerevoli leggende e curiosità legate al suo «oculo», quell’unica finestra circolare (del diametro di nove metri) che si apre al centro della cupola titanica. Ebbene questo «opaion» (per dirla con gli antichi) ha un significato archeo-astronomico ben preciso che è stato ricostruito e documentato da La Rocca, mettendo in relazione per la prima volta una serie di fonti con recenti scoperte archeologiche. Lo studio è stato presentato  nel corso di una conferenza presso la Biblioteca Vallicelliana dal titolo «Augusto nel Campo Marzio settentrionale».                                                                                LA PORTA DI BRONZO
«I raggi del sole, fluendo dall’oculo, colpiscono tuttora le pareti del tempio proprio come un riflettore di scena, scandendo il passare delle stagioni ed evidenziando in determinati giorni e in determinati orari le edicole e le esedre – racconta La Rocca – Ma la fascia luminosa si dirige e colpisce perfettamente la porta d’ingresso del Pantheon nel giorno del 21 aprile, la nascita di Roma: a mezzogiorno esatto, il faro di luce centrava, e centra ancora oggi, l’ingresso del tempio». Che fosse un fenomeno solare legato ad Augusto lo confermano le recenti scoperte, nell’area antistante il Pantheon, delle originarie scale del tempio di età augustea: «Questi reperti testimoniano che il Pantheon rifatto da Adriano, cioè quello che vediamo oggi, ha preservato l’orientamento verso Nord – riflette La Rocca – E sempre dell’edificio augusteo conserva anche la monumentale porta di bronzo. Pertanto ci sono tutte le motivazioni per supporre che il fenomeno dei raggi solari riguardasse anche il Pantheon di Augusto, eretto com’è noto da Agrippa amico e genero di Augusto, che dovremo immaginare di conformazione simile, anche se di struttura meno complessa, ma con la stessa tipologia della facciata». E perché questa mise-en-scène? «È il programma politico di Augusto – evidenzia La Rocca – restituire la sua figura come nuovo fondatore della città, nel segno della pace». Un autentico «teatro solare».

La tomba di San Pietro e le scoperte archeologiche

L’archeologo Paolo Lorizzo, laureato in Studi Orientali e specializzato in Egittologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ha recentemente trattato su “Zenit.it” la sepoltura di San Pietro nella Necropoli Vaticana, così come confermata dalle fonti letterarie e dall’apporto dell’archeologia.

Ogni storico serio sa che Pietro morì martire sotto Nerone nel 64, nel Circo Vaticano, fu sepolto a breve distanza dal luogo del suo martirio, e sulla sua tomba, all’inizio del IV secolo, l’imperatore Costantino fece costruire la grande Basilica vaticana. Attraverso le fonti letterarie si può ricostruire cosa accadde dopo il martirio, come ad esempio la testimonianza del I° secolo di Clemente, capo della comunità cristiana di Roma. Nei due scritti del II° secolo, “l’Ascensione d’Isaia” e “l’Apocalisse di Pietro”, si conferma la morte di Pietro a Roma in seguito al martirio neroniano del 64 d.C. La presenza a Roma dell’Apostolo è inoltre suffragata dal fatto che mai nessuno in passato ha rivendicato di possedere la sua tomba, segno dunque che le fonti possono esclusivamente limitarsi al raggio d’azione nella Capitale.

Rispetto alla tomba dell’Apostolo, utile è la testimonianza di Eusebio, storico della Chiesa del III-IV° secolo, che cita un presbitero romano di nome Gaio, il quale fa riferimento alla sepoltura definendola il “trofeo” di Pietro in Vaticano. Soltanto nel 1939, sotto il pontificato di Pio XII, vennero avviate ricerche sistematiche allo scopo di confermare le varie fonti letterarie.

Gli studiosi trovarono una antica necropoli parallela al Circo di Nerone che l’imperatore Costantino decise di sotterrare all’inizio del IV secolo livellando il terreno per la futura basilica. Esattamente sotto l’altare papale trovarono una successione di monumenti e di altari fin sopra il monumento che Costantino, ancora prima di costruire la basilica, aveva fatto erigere tra il 321 e il 326 sul luogo dellatomba di Pietro. All’interno del monumento di Costantino c’era un muro coperto di graffiti, di antiche iscrizioni coperte di epigrafi che indicavano col loro affollamento l’immensa devozione dei fedeli. Il primo monumento di san Pietro aveva nel pavimento un’antica tomba in terra, detta “terragna” (poggiante direttamente a terra), sulla quale tutti questi monumenti si erano sovrapposti. Tuttavia la si trovò vuota.

A partire dal 1952 e fino al 1965 il lavoro dell’archeologa Margherita Guarducci fu fondamentale per raggiungere alla certezza che possediamo oggi: studiò il muro dei graffiti scoprendo la presenza esuberante del nome di Pietro, espresso con le lettere P, PE, PET, e unito di solito col nome di Cristo, col simbolo di Cristo, con la sigla di Cristo e col nome di Maria, e soprattutto dominavano, su questo muro, le acclamazioni alla vittoria di Cristo, Pietro e Maria. Poi c’era il ricordo della Trinità, il ricordo di Cristo seconda persona della Trinità, e via di seguito. Tutta la teologia del tempo era su quel muro.

Nel settembre 1953 l’archeologa italiana scoprì le ossa di Pietro: esse stavano nella tomba “terragna” come la tradizione della Chiesa aveva sempre dichiarato. Tuttavia durante gli scavi del ’40 non ci si accorse di esse e la Guarducci le ritrovò all’interno di un loculo ricavato nel muro di epoca costantiniana interamente rivestito di marmo (precisamente porfido), solitamente destinato a sepolture di grande riguardo. L’analisi delle ossa, avvolte in un tessuto prezioso, anche con l’aiuto dell’antropologoVenerando Correnti, rivelarono l’età approssimativa di 60/70 anni e le tracce terrose corrispondevano esattamente al tipo di terra contenuta all’interno della fossa ‘terragna’, segno dunque erano lì contenute prima della traslazione da parte dell’imperatore Costantino. L’analisi del loculo del cosiddetto ‘muro g’ ha messo inoltre in evidenza un graffito in lingua greca che riporta la frase “Pietro è (qui) dentro”.

L’identificazione delle reliquie come effettivamente appartenenti all’apostolo Pietro venne annunciata da Papa Paolo VI nel 1968 e mai smentita. Nel 1953 a Gerusalemme due archeologi scoprirono un ossario di una comunità cristiana di Gerusalemme, con alcuni nomi biblici familiari tra cui “Shimon Bar Yonah” cioè il nome biblico originale del discepolo Pietro (oltre a Gesù, Giuseppe, Giuda, Matteo, Marta, Maria e Mariame). Alcuni protestanti e anticlericali ritengono che sia la prova che Pietro non è sepolto a Roma, ma la comunità scientifica ha respinto tali affermazioni, anche per il semplice fatto che non avrebbe avuto alcun senso riferirsi a Pietro con il suo nome originale e non come “Cefa” o “Peter”.