Archivio mensile:luglio 2013

Buddha di Bamiyan-distrutte il 12 marzo 2001 dai talebani.

Il 6 marzo il mullah Omar  parla attraverso Radio Sharia: «Musulmani afghani, non lasciatevi intimidire dagli infedeli. Respingete la propaganda dell’ Occidente». Parole di piombo contro i Buddha di Bamiyan. Il capo dei Talebani ribadisce la condanna a morte dei due «idoli» di pietra e di tutte le altre statue pre-islamiche del Afghanistan. «Non rappresentano – ha detto il mullah – che l’ 1% del patrimonio storico-culturale del Paese. E in ogni caso i sacri principi del Islam impongono di cancellarli». Le proteste, arrivate dalla comunità internazionale contro l’ editto che sancisce la demolizione delle opere d’ arte, non hanno aperto brecce. Al contrario. Sembrano aver ingigantito l’ orgoglio dei guerrieri di Allah: «Il mondo è contro di noi – ha incalzato il mullah Omar – ma questo non ci scoraggia. Noi proseguiamo sulla strada del Islam». Qualche ora dopo, l’ annuncio dal Pakistan, per bocca di Abdul Salam Zaef, ambasciatore delle milizie coraniche a Islamabad: «I Talebani hanno iniziato ieri, 4 marzo 2001, a demolire le statue di Bamiyan». Non sono bastati i cannoni, le granate, i proiettili a sconfiggere il nemico di pietra. Il 4 marzo 2001 è stato anche il giorno della dinamite. Una carica piazzata tra le gambe millenarie dei due Buddha, costruiti tra il II e il V secolo dopo Cristo, avrebbe fatto saltare in aria «un quarto» dei colossi che il mondo considera patrimonio dell’ umanità.                              Il 10 marzo I Talebani: decapitato il primo Buddha Le milizie afghane annunciano la demolizione degli «idoli». L’ Onu vota una risoluzione: «Fermatevi» La prima testa è caduta, mandata in frantumi da una carica di dinamite. Anche la base, quel che restava dei piedi e della gambe del più alto dei due Buddha di Bamiyan, sarebbe stata distrutta dai Talebani. Il colosso di pietra, una scultura di 50 metri intagliata 1500 anni fa nel costone roccioso di una delle valli più spettacolari dell’ Hazerajat, sarebbe ridotto a un tronco informe, ultima reliquia di una memoria con i giorni contati. Uguali segni di demolizione sarebbero visibili sul secondo Buddha, 35 metri d’ altezza, scolpito nella stessa parete di roccia. Dopo tre giorni di pausa, obbligata dalla festività islamica di Eid al-Adha, i Talebani, le milizie integraliste che controllano il 90% dell’ Afghanistan, si sono rimesse al lavoro con caparbia puntualità. L’ editto con il quale il loro leader, il mullah Omar, ha ordinato la demolizione di tutti «gli idoli» del periodo pre-islamico, sottoscritto dagli ulema e dalla Corte suprema, ha la forza di una fatwa. Una sentenza irreversibile. Le notizie che arrivano da Bamiyan continuano però ad essere confuse. Se l’ Afghan Islamic Press, l’ agenzia di stampa vicina al regime, ha ufficializzato la decapitazione del Grande Buddha, altre fonti riferiscono di distruzioni ancora più ampie e di un frenetico passaggio di cariche di tritolo su e giù per la valle. «Secondo i nostri rapporti, la demolizione è cominciata giovedì pomeriggio ed entrambe le statue sono state attaccate con gli esplosivi – ha detto ieri uno dei portavoce delle forze d’ opposizione da Daraye Souf, a nord di Bamiyan -.      I BUDDHA DI BAMIYAN Le due principali statue, «condannate a morte» dall’ editto dei Talebani, rappresentano le raffigurazioni del Buddha più alte del mondo: 53 metri una, 35 l’ altra. Sarebbero state costruite tra il II e il V secolo dopo Cristo. Sono state scavate nella roccia di Bamiyan, la cittadina dell Afghanistan centrale, nascosta a 2.500 metri di quota tra le montagne dell’ Hazarajat

Le statue sono state distrutte il 12 marzo 2001 dai talebani.

Ritrovate tre pentole risalenti alla rivolta Giudaica di Gerusalemme

La Israel Antiquities ,ha scoperto vicino al Muro Occidentale,in prossimità dell’Arco di Robinson,nel Parco Archeologico di Gerusalemme ,una piccola cisterna  appartenente ad un edificio.All’interno della cisterna sono state rinvenute tre pentole intatte e una piccola lampada ad olio in ceramica che risalgono al tempo della Grande Rivolta. Secondo Eli Shukron direttore degli scavi, è il primo dei ritrovamenti che può essere collegato alla carestia verificatasi durante l’assedio di Gerusalemme. Le pentole intatte e la lucerna ad olio indicano che alcune persone si sono rifugiate nella cisterna ed hanno mangiato, in segreto, il cibo contenuto nei vasi senza che nessuno li vedesse. Questo è in linea con quanto raccontato da Giuseppe Flavio nel suo libro “La Guerra Giudaica” in merito all’assedio di Gerusalemme da parte dei Romani.          Giuseppe Flavio,nel suo racconto parla della terribile carestia che investì Gerusalemme e dei ribelli ebrei che andavano in cerca del cibo nelle case dei loro confratelli. Questi ultimi nascondevano il cibo che possedevano per timore che potesse essere rubato dai ribelli. Molti, in segreto, scambiavano quanto possedevano con una misura di grano o di orzo.