Archivio mensile:settembre 2013

Una straordinaria scultura neo-ittita

Una bellissima scultura umana colossale è uno degli ultimi tesori portati alla luce dagli archeologi del Tayinat Archaeological Project (TAP), durante i loro scavi nella ​​Turchia sud-orientale.

La scoperta comprende anche un’interessante base semicircolare di colonna, riccamente decorata su un lato. Entrambi i pezzi facevano parte della porta monumentale che dava accesso alla cittadella superiore di Kunulua, capitale del regno neo-ittita di Patina (1000-738 a.C. circa).

“Queste sculture – dice il professor Tim Harrison, direttore del Tayinat Project – forniscono una visione vivida del carattere innovativo e della raffinatezza delle culture dell’età del Ferro, emerse nel Mediterraneo orientale dopo il crollo delle grandi potenze imperiali dell’Età del bronzo alla fine del secondo millennio a.C.”.

La testa e il busto della figura umana, intatto fino a poco sopra la vita, raggiungono il metro e mezzo di altezza, il che suggerisce una lunghezza totale del corpo di 3,5 o 4 metri. Barba, capelli ricci, occhi fatti con pietra bianca e nera, il personaggio tiene nella mano destra una lancia e nella sinistra una spiga di grano. I suoi due bracciali sono ornati con teste di leone.

Una lunga iscrizione geroglifica in luvio, scolpita sul retro del pettorale, documenta le campagne di Suppiluliuma, probabilmente lo stesso re di Patina che affrontò il re neo-assiro di Salmanassar III come parte di una coalizione siro-ittita nell’858 a.C.

La seconda scultura è la grande base semicircolare di una colonna (un metro di altezza per 90 centimetri di diametro), trovata accanto alla figura umana. Su di essa vi è inciso un toro alato e, a fianco, una sfinge. L’altro lato è invece piatto e non decorato, segno che in origine stava contro un muro.

“I due pezzi sembrano essere stati sepolti ritualmente sotto la strada lastricata in pietra della porta di Tayinat”, ha detto Harrison.

La presenza di statue umane colossali, spesso a cavallo di leoni o sfingi, nelle porte delle cittadelle delle città reali neo-ittite dell’Età del Ferro siro-anatoliche, continuava una tradizione ittita dell’Età del bronzo che accentuava il loro ruolo simbolico come zone di confine, e il ruolo del re come guardiano nominato per via divina o custode della comunità.

La porta di Tayinat sembra essere stata distrutta dopo la conquista assira della regione nel 738 a.C., quando l’area venne lastricata e trasformata nel cortile centrale di un recinto sacro assiro. Tra le sculture sepolte vi era anche un leone, scoperto l’anno scorso, e tavolette in lingua luvia, scoperte nel 2009(qui e qui le prime decifrazioni).Gli studiosi hanno a lungo ipotizzato che il riferimento alla biblica Calno, identificato come uno dei “regni degli idoli” nell’orazione del profeta Isaia contro l’Assiria (Libro di Isaia, cap.10), allude alla devastazione assira di Kunulua (cioè Tayinat). La distruzione dei monumenti luvi e la trasformazione della zona in un complesso religioso assiro potrebbe essere la manifestazione fisica di questo evento storico.

LA MISTERIOSA GROTTA DI BLOMBOS

Alcune interessanti scoperte sono state effettuate nella Caverna di Blombos, un sito preistorico situato a Cape Agulhas, in Sud Africa, a circa 300 chilometri a est di Città del Capo.Si tratta di una cavità scavata in una scogliera calcarea che affaccia sull’Oceano Indiano.                           Secondo i ricercatori, i nuovi reperti rinvenuti nella caverna gettano nuova luce sulla complessa evoluzione delle capacità cognitive della nostra specie, avvenute, a quanto pare, molto tempo prima di quanto finora teorizzato.

La caverna divenne famosa quando nel 1993, il dottor Henshilwood,, del South African Museum, vi scoprì alcuni manufatti in pietra, quali punte simmetriche di lancia, collocabili a circa 20 mila anni fa. Ulteriori scavi successivi, hanno portato alla luce alcuni reperti che hanno stupito i ricercatori.All’interno della cavità, Henshilwood e il suo team hanno rivenuto alcune conchiglie usate come contenitori per miscelare un colore a base di ocra, databili a circa 100 mila anni fa! Nelle conchiglie è stata trovata una patina di polvere rossa brillante, resti essiccati di una miscela colorata realizzata mescolando ocra rossa, ossa di foca polverizzate, carbone, frammenti di quarzite e un liquido, forse acqua.                                                                  Insieme alle conchiglie, i ricercatori hanno trovato anche delle macine, resti di un focolare e delle ossa di animali, probabilmente utilizzate per raccogliere il colore dal contenitore. Secondo quanto scrivono gli autori dell’articolo di Science la scoperta costringe a rivedere alcune convinzioni espresse nella teoria sull’evoluzione delle capacità cognitive dell’Homo Sapiens.In primo luogo, i reperti della Caverna di Blombos mostrano che l’uomo era già in grado di un pensiero astratto che gli permettesse di decorare gli oggetti e il suo corpo. Se questa interpretazione offerta dallo studio è corretta, bisognerà prendere atto che i nostri antenati di 100 mila anni fa erano già in possesso di capacità cognitive complesse come la nostra.     “Questa scoperta rappresenta un importante punto di riferimento per l’evoluzione delle capacità cognitive dell’uomo”, spiega Henshilwood.  Secondo le attuali teorie, questa capacità non si sarebbero dovute manifestare per altri 40 mila anni.                                                       Ma la meraviglia è stata a scoperta che gli uomini preistorici della Caverna di Blombos erano in possesso di rudimentali conoscenze di chimica. “Sembra sapessero quanto le ossa di foca siano ricche di olio e grasso, componenti fondamentali per ottenere una sostanza simile alle tempere ad olio”, continua Henshilwood. “Sapevano anche che dovevano aggiungere carbone per stabilizzare la miscela”.Gli ingredienti utilizzati erano pochi, ma tutti avevano una precisa funzione e necessitavano di una precisa lavorazione. Questi ritrovamenti mostrano che l’uomo era già in possesso di avanzate capacità concettuali, grazie alle quali poteva elaborare la combinazione degli ingredienti, la conservazione e l’utilizzo artistico delle miscele: una vera e propria pianificazione a lungo termine.                                                                                         “In una delle conchiglie”, afferma Henshilwood, “è stata ritrovato un frammento di goethite, un minerale giallastro forse aggiunto per modificare il colore finale”. Come spiega, infine, lo stesso ricercatore, prima di questa scoperta, il più antico laboratorio artistico conosciuto risaliva a circa 60 mila anni fa.

tomba-etrusca

Ritrovata una tomba del VII secolo a.C. a Tarquinia

Nella necropoli etrusca della Doganaccia a Tarquinia è stata scoperta una tomba inviolata,arrivata fino a noi completamente sigillata,è stata aperta per la prima volta dopo 2700 anni,quando la grande pietra  che sigillava il sepolcro è stata rimossa gli archeologi dell’università di Torino e della sovrintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale hanno scoperto che quell’ipogeo del VII secolo a.C. era inviolato; all’interno gli archeologi commossi hanno rinvenuto lo scheletro del principe guerriero,fra quei miseri resti c’erano le fibule che una volta chiudevano il suo mantello,lamiere d’oro.Non si sa chi fosse quell’uomo morto forse ancora ragazzo 2700 anni fa e sepolto a poca distanza dal Tumulo della Regina,uno dei più straordinari ipogei della Doganaccia a Tarquinia.Nell’ipogeo di tufo sono state trovate altre meraviglie,gioielli d’oro,bacili di rame votivi,un giavellotto e una lancia,un aryballos,un unguentario. La tomba rinvenuta è considerata dagli esperti una scoperta eccezionale è del VI-VII secolo a.C. nel periodo di Tarquinio Prisco,il quinto re di Roma,etrusco di origine greca.Le pareti sono affrescate semplicemente ma con un gusto insolito per l’epoca, i lavori di scavo proseguiranno ,finanziate da privati,per diverso tempo perchè il Tumulo del Principe potrebbe riservare altre sorprese.

Svezia, la mummia di Neswaiu sbendata virtualmente

Il MedelhavsmuseetMuseo del Mediterraneo e del Vicino Oriente Antico di Stoccolma, sta realizzando la scansione tramite TAC delle sue otto mummie egizie e ha già messo a disposizione dei visitatori un nuovo strumento per conoscere meglio quella di Neswaiu, sacerdote di Montu a Tebe nel III sec. a.C.

Grazie alla collaborazione dell’Interactive Institute Swedish ICT, è stato realizzato un tavolo digitale che permetterà di sbendare virtualmente la mummia aprendo i due sarcofagi e “sfogliando” ogni strato, dalla copertura in cartonnage allo scheletro. Il software sviluppato dal gruppo svedese, “Inside Explorer”, era stato pensato originariamente per gli ospedali e per gli studenti di medicina, ma poi è stato sfruttato da molti altri musei come il British Museum, il Natural History Museum di Londra, lo Smithsonian di Washington e il Field Museum of Natural History di Chicago. Quello utilizzato a Stoccolma, però, è il progetto più avanzato perché combina le immagini della TAC alla fotogrammetria per captare i colori e ogni particolare delle superfici esterne. Inoltre, muovendo le dita sul touch screen, sarà possibile trovare anche i 120 amuleti inseriti tra le bende dagli imbalsamatori.

Nuove scoperte archeologiche confermano il periodo in cui visse Buddha

Gli archeologi Robin Coningham  e Kosh Prasad Acharya dirigono gli scavi al Maya Devi Temple, scoprendo una serie di antichi templi del periodo di Buddha.                                                           Un gruppo di archeologi in Nepal ha scoperto le prove di una struttura risalente al VI secolo a.C. nel luogo di nascita di Buddha.

Si tratta del primo materiale archeologico che collega la vita del Buddha, e quindi la prima fioritura del buddismo, ad un secolo specifico.

Da scavi effettuati all’interno del sacro tempio di Maya Devi a Lumbini, sito patrimonio mondiale dell’UNESCO a lungo identificato come il luogo di nascita del Buddha in Nepal, sono stati portati alla luce i resti di una struttura in legno posta sotto una serie di tempi in mattoni che fino ad oggi era sconosciuta e ritenuta risalente al VI secolo a.C.

Si tratta della prima prova archeologica di strutture buddiste a Lumbini ed è datata non prima del terzo secolo a.C., ovvero durante il dominio dell’imperatore Asoka, colui che ha promosso la diffusione del buddismo come ci è arrivato oggi.
Robin Coningham, archeologo dell’Università di Durham nel Regno Unito, ha affermato che sulla vita del Buddha si sa davvero molto poco e le uniche informazioni che abbiamo sono giunte fino a noi attraverso fonti testuali e tradizione orale, ma alcuni studiosi hanno sostenuto a lungo che Buddha nacque nel III secolo a.C.
E dunque, per trovare prove concrete sulla vita del Buddha perché non tornare all’archeologia e cercare di rispondere ad alcuni grandi quesiti sulla sua nascita?
Oggi, per la prima volta, abbiamo una sequenza archeologica a Lumbini che mostra un edificio presente già a partire dal VI secolo a.C.

Grazie alla scoperta del team capeggiato da Coningham si può ora comprendere maggiormente lo sviluppo iniziale del buddismo, così come l’importanza spirituale di un sito religioso come Lumbini.
Per determinare il periodo a cui risale il santuario di legno e della relativa struttura in mattoni al di sopra di esso, sono stati testati frammenti di carbone e granelli di sabbia utilizzando una combinazione di radiocarbonio e varie tecniche di luminescenza.
È probabile che anticamente il quel preciso luogo vi fosse un santuario in legno, rimpiazzato successivamente da templi costruiti in mattone, proprio nel posto in cui la tradizione vuole che Maya Devi, madre del Buddha, abbia partorito suo figlio tenendosi al ramo di un albero che si trovava esattamente in quel posto.

La prima mummia terrorizzata scoperta in una caverna nelle Ande

Sembra riprodurre lo stesso grido disperato dell’Urlo di Munch, la mummia della civiltà Chachapoyas  scoperta nella regione amazzonica di Chachapoyas, nel nord del Perù, che prende il nome dell’ antico popolo che abitò in quell’ area tra il 700 e il 1476 dopo Cristo. Accanto al corpo della donna, che era stato sistemato all’ interno di una piccola grotta, sono stati rinvenuti anche la mummia di un bambino, diverse ceramiche, alcuni tessuti e altri piccoli oggetti del corredo funebre.                                                                                                           Ritrovata, insieme ad altre, in piena foresta amazzonica, nel nord del Perù, questa mummia è stata datata tra l’800 e il 1500 d.C.
La cultura preincaica dei Chachapoyas si stabilì sulle alture delle montagne delle sierra settentrionale dove costruì i suoi edifici e città fortificate. Le terre dei “Guerrieri delle nuvole”, come sono anche stati chiamati, furono conquistate dagli Incas poco prima dell’arrivo degli Spagnoli.                                                                                                                                          Le notizie su questo popolo trasmesse dagli antichi cronisti sono infatti scarse, ma sappiamo che si trattava degli indios più bianchi di tutto l’ impero incaico e le loro donne erano di così grande bellezza che al tempo della conquista inca molte di esse furono reputate degne di servire il Sovrano e il Sole. Le diverse tribù Chachapoyas si erano stanziate nella valle dell’ Urubamba a partire dal primo millennio avanti Cristo, ma solo tra il 700 e il 1476 della nostra era raggiunsero l’ apice del loro sviluppo culturale. Le differenti tribù parlavano la stessa lingua e adoravano le stesse divinità, ma non riuscirono mai a formare un’ unità politica. Vivevano in villaggi e città fortificate indipendenti l’ una dall’ altra, solitamente situate sulle cime delle Ande. I territori delle tribù Chachapoyas vennero invasi per la prima volta nel 1476 dagli eserciti dell’ Inca Tupac Yupanki, che attraversò la cordigliera con sessantamila uomini e ordinò la resa al «popolo delle nuvole» (appunto Chachapoyas). Il rifiuto dei guerrieri delle montagne fu immediato e la loro resistenza durò per molti anni e si concluse tragicamente: con un pretesto attirarono i comandanti dell’ esercito dell’ Inca Waskar nella città diPumacocha e li sterminarono attaccando poi le loro teste sui tetti delle case. La vendetta dell’ Inca fu immediata e terribile: l’ intera regione venne completamente devastata e il popolo Chachapoyas definitivamente sottomesso.