Archivio mensile:novembre 2013

Sliasthorp la città perduta della civiltà vichinga è stata ritrovata

Gli archeologi danesi dell’Università di Aarhus pensano di aver trovato la leggendaria città vichinga di Sliasthorp, nella baia di Schlei nel nord della Germania, vicino al confine con la Danimarca.

Gli archeologi hanno anche scoperto una grande casa che venne bruciata nel decimo secolo e, secondo alcune fonti, Sliasthorp venne attaccata proprio in quel periodo. “Sia il vallo di Dannevirke che la grande città vichinga di Hedeby potevano essere controllati da questo luogo”, ha dichiarato l’archeologo Andres Dobat.

Riportata alla luce nella Germania settentrionale, una cittadina dell’VIII secolo che reca i segni di violente battaglie potrebbe forse essere il primo insediamento vichingo storicamente documentato.

Lo hanno annunciato gli archeologi al lavoro negli scavi di Füsing, vicino al confine con la Danimarca, che ritengono che il sito possa essere quello della città perduta di Sliasthorp, descritta per la prima volta nell’804 d.C. dagli scrivani di Carlo Magno, potente re dei Franchi e Imperatore del Sacro Romano Impero.

Il luogo in cui sorgeva Sliasthorp, usata come base militare dai primi re scandinavi, era rimasto sconosciuto fino a oggi, spiega il responsabile degli scavi Andres Dobat, dell’università danese di Aarhus.

Sia che si tratti effettivamente della cittadina citata in quegli antichi documenti oppure no, secondo gli archeologi il sito offre comunque una serie di importanti testimonianze sull’organizzazione militare e la pianificazione urbanistica dell’alba della civiltà vichinga.

Gli scavi, iniziati nel 2010, hanno finora riportato alla luce 30 edifici, ma le immagini aeree e i rilevamenti geomagnetici indicano che ve ne sono circa 200. Tra questi, spicca una casa comune vichinga lunga 30

metri e larga nove. I resti bruciati dell’edificio sembrano recare i segni di un violento attacco: nelle pareti carbonizzate sono state trovate punte di freccia, il che suggerisce che a un certo punto la casa venne assalita e data alle fiamme, dice Dobat.

All’entrata inoltre è stato trovato un tribolo, un’arma di ferro con più punte che veniva messa a terra per ferire i nemici che vi finivano sopra. “Forse gli aggressori li sparsero all’esterno per colpire chi fuggiva dalla casa comune”, ipotizza l’archeologo.

Lo scavo ha restituito anche gioielli, perline di vetro, monete d’argento e monili .La cittadina risale allo stesso periodo del vicino Danevirke, un sistema di fortificazione lungo una trentina di chilometri costruito dai danesi attorno al 700 d.C. “Il rapporto tra la struttura di Danevirke e il sito rende evidente che anche [la cittadina scoperta] aveva grande importanza militare”, dice Dobat.

Secondo i resoconti dell’804 d.C., Sliasthorp era una base militare del sovrano vichingo Gøtrik – anche noto come Godfred o Gudfred – che ristrutturò e rimise in funzione il Danevirke all’inizio dell’VIII secolo per fronteggiare la minaccia posta dall’espansione dell’impero franco. “Il che coincide con il momento in cui la Scandinavia appare nei documenti storici”, sottolinea Dobat.

Benché la città non fosse fortificata, era circondata da acqua e paludi, quindi l’accesso era limitato a uno stretto ponte di terra. Casette in legno e fango probabilmente ospitavano i guerrieri vichinghi, aggiunge lo studioso. “In alcune occasioni potrebbe aver accolto una guarnigione”, come nei periodi in cui bisognava difendere Danevirke.

Inoltre, l’insediamento potrebbe aver ospitato gli operai che lavoravano alla costruzione del grande sistema di fortificazione. “Fu un’opera colossale, che coinvolse enormi risorse umane”, dice Dobat.

 

Sesterzio Romano Rinvenuto all’Arena di Verona

Nell’Arena di Verona durante gli scavi in corso in alcuni arcovoli è stato fatto un importantissimo ritrovamento, che aiuterà a confermare la datazione dell’anfiteatro veronese.Si tratta di un sesterzio in bronzo probabilmente coniata tra il 41 e il 42 dopo Cristo, recante il ritratto dell’imperatore Claudio.                                                                               “Questo significa – ha detto Brunella Bruno direttrice del nucleo operativo di Verona della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto – che, poiché la moneta è stata ritrovata a un livello che crediamo corrisponda a quello di cantiere costruttivo dell’Arena, abbiamo un termine a partire dal quale poter datare l’anfiteatro romano di Verona. Si conferma insomma l’idea dell’età giulio- claudia già ipotizzata anche per il legame che l’imperatore Claudio aveva con Verona, ipotesi per la quale non avevamo finora però conferma”.prima si supponeva che l’Arena fosse più vecchia del Colosseo, ora si ha la certificazione ufficiale.

 

Le catacombe cristiane

Origini delle catacombe. Le catacombe nascono a Roma tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C., con il pontificato del papa Zefìrino (199-217) che affidò al diacono Callisto, il quale diverrà papa (217-222), il compito di sovrintendere al cimitero della Via Appia, dove saranno seppelliti i più importanti pontefici del III secolo. L’uso di seppellire i defunti in ambienti sotterranei era noto già agli etruschi, ai giudei e ai romani, ma con il cristianesimo nacquero dei sepolcreti ipogei molto più complessi ed ampi, per accogliere in un’unica necropoli tutta la comunità. Il termine antico per designare questi monumenti è coemeterium, che deriva dal greco e significa “dormitorio”, sottolineando con ciò il fatto che per i cristiani la sepoltura non è altro che un momento provvisorio, in attesa della resurrezione finale. Il termine catacomba, esteso a tutti i cimiteri cristiani, definiva, in antico, soltanto il complesso di S. Sebastiano sulla Via Appia.

Caratteristiche delle catacombe. Le catacombe sono, per lo più, scavate nel tufo o in altri terreni facilmente asportabili ma solidi, tanto da poter creare un’architettura negativa. Per questo le catacombe si trovano specialmente laddove ci sono terreni di tipo tufaceo e, cioè, nell’Italia centrale, in quella meridionale e in quella insulare. Le catacombe comportano la presenza di scale che conducono ad ambulacri chiamati, come nelle miniere, gallerie. Nelle pareti delle gallerie sono sistemati i “loculi”, ossia le sepolture dei cristiani ordinari realizzate nel senso della lunghezza; questi sepolcri sono chiusi con lastre di marmo o con mattoni. I loculi rappresentano il sistema sepolcrale più umile ed egualitario per rispettare il senso comunitario che animava i primi cristiani. Nelle catacombe si trovano, comunque, anche tombe più complesse, come gli arcosoli, che comportano lo scavo di un arco sulla cassa di tufo, e i cubicoli, che sono vere e proprie camere sepolcrali.

Catacombe in Italia e nel mondo. La maggior parte delle catacombe si trovano a Roma, tanto da raggiungere il numero di una sessantina, mentre altrettante se ne contano nel Lazio. In Italia, le catacombe si sviluppano specialmente nel meridione, dove la consistenza del terreno è più tenace e, allo stesso tempo, più duttile allo scavo. La catacomba situata più a settentrione è quella che si sviluppa nell’isola di Pianosa, mentre i cimiteri ipogei più a sud sono quelli dell’Africa settentrionale e specialmente ad Hadrumetum in Tunisia.

L’arte delle catacombe. Nelle catacombe si sviluppa, sin dalla fine del II secolo, un’arte estremamente semplice, in parte narrativa e in parte simbolica. Le pitture, i mosaici, i rilievi dei sarcofagi, le arti minori rievocano le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, come per presentare gli esempi della salvezza del passato ai nuovi convertiti. È così che viene spesso rappresentato Giona salvato dal ventre della balena, dove il profeta era rimasto per tre giorni, con questo rievocando la resurrezione del Cristo. Ma vengono anche rappresentati i giovani di Babilonia salvati dalle fiamme della fornace, Susanna salvata dalle insidie degli anziani, Noè scampato al diluvio, Daniele che rimane illeso nella fossa dei leoni.

Dal Nuovo Testamento si selezionano i miracoli di guarigione (il cieco, il paralitico, l’emorroissa) e di resurrezione (Lazzaro, il figlio della vedova di Naim, la figlia di Giairo), ma anche altri episodi, come il colloquio con la samaritana al pozzo e la moltiplicazione dei pani.

L’arte delle catacombe è anche un’arte simbolica, nel senso che vengono rappresentati con semplicità alcuni concetti difficili da esprimere. Per indicare il Cristo viene raffigurato un pesce, per significare la pace del paradiso si rappresenta una colomba, per esprimere la fermezza della fede si disegna un’ancora. Sulle lastre di chiusura dei loculi sono spesso incisi dei simboli di diverso significato. In qualche caso viene rappresentato un attrezzo relativo al mestiere svolto in vita dal defunto. Alcuni simboli, come i bicchieri, i pani, le anfore alludono ai pasti funebri consumati in onore dei defunti, i cosiddetti refrigeria. La maggior parte dei simboli vanno riferiti alla salvezza eterna, come la colomba, la palma, il pavone, la fenice e l’agnello.

Le catacombe e la Madre di Dio. Nelle catacombe romane si conserva la più antica immagine della Madonna, rappresentata in pittura nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria. L’affresco, riferibile alla prima metà del III secolo, raffigura la Vergine con il Bambino sulle ginocchia dinanzi ad un profeta (forse Balaam, forse Isaia) che indica una stella, per alludere al vaticinio messianico. Nelle catacombe sono rappresentati altri episodi con la Madonna, come l’adorazione dei Magi e le scene di presepe, ma si ritiene che, precedentemente al concilio di Efeso, tutte queste raffigurazioni abbiamo un significato cristologico e non mariologico.

Il buon pastore nelle catacombe. Una delle immagini più rappresentate nell’arte delle catacombe è quella del buon pastore che, pur desumendo lo schema dalla cultura pagana, assume subito un significato cristologico, ispirandosi alla parabola della pecorella smarrita. Il Cristo viene, così, rappresentato come un umile pastore con una pecorella sulle spalle, mentre vigila un piccolo gregge, talvolta costituito da due sole pecore poste ai suoi fianchi.

I martiri delle catacombe. Nelle catacombe vennero sepolti i martiri uccisi durante le cruente persecuzioni volute dagli imperatori Decio, Valeriano e Diocleziano. Intorno alle tombe dei martiri si sviluppò, ben presto, una forma di culto da parte dei pellegrini che lasciavano i loro graffiti e le loro preghiere presso questi sepolcri eccezionali. I cristiani cercavano di sistemare le sepolture dei loro defunti il più vicino possibile alle tombe dei martiri perché si riteneva che anche in paradiso si sarebbe stabilita questa mistica vicinanza.

Le catacombe e i Padri della Chiesa. Tra la fine del IV e gli inizi del V secolo i padri della Chiesa descrissero le catacombe. Per primo, S. Girolamo racconta che quando era studente si recava, di domenica, a visitare le tombe degli apostoli e dei martiri. insieme ai suoi compagni di studio: “Entravamo nelle gallerie, scavate nelle viscere della terra… Rare luci, provenienti dal sopratterra attenuavano un poco le tenebre… Si procedeva adagio, un passo dietro l’altro, completamente avvolti nel buio”. Il poeta iberico Prudenzio ricorda, inoltre, che, nei primi anni del V secolo, molti pellegrini venivano dai dintorni di Roma e anche dalle regioni limitrofe per venerare la tomba del martire Ippolito, che era sepolto nelle catacombe della via Tiburtina.

I pontefici restaurano le catacombe. Nella seconda metà del IV secolo, il papa Damaso si pose alla ricerca delle tombe dei martiri dislocate nelle diverse catacombe di Roma. Ritrovati i sepolcri, li fece restaurare e fece incidere degli splendidi elogi in onore di quei primi campioni della fede. Nel VI secolo anche i papi Vigilio e Giovanni III restaurarono le catacombe dopo le incursioni dovute alla guerra greco-gotica. Anche in seguito, tra VIII e IX secolo, i pontefici Adriano I e Leone III ripristinarono i santuari martiriali delle catacombe romane. Dopo un lungo periodo di oblio, nel XVI secolo, la riscoperta di questi luoghi ipogei, offrì preziose testimonianze della genuina fede dei primi cristiani che vennero utilizzate dal movimento Controriformista. Infine, nel XIX il papa Pio IX istituì la Commissione di Archeologia Sacra per degnamente conservare e studiare i luoghi del cristianesimo primitivo.