Archivio mensile:febbraio 2014

Ramesse III è stato sgozzato

Dopo oltre 3000 anni, si chiude la vicenda del cosiddetto “complotto dell’harem” e del tentativo, a questo punto riuscito, di uccisione del faraoneRamesse III (1186-1154 a-C.).

I fatti erano già noti grazie al “Papiro giuridico di Torino” nel quale si racconta del tentativo di congiura ordito da una delle spose, Tiye, coadiuvata da numerosi ufficiali della corte. Il piano consisteva nel colpire il re proprio nell’harem per poi sostituire il legittimo erede al trono, Ramessu-Hekamaat-Meriamun (il futuro Ramesse IV), con il figlio di Tiye, Pentawr. Il complotto venne scoperto e i colpevoli puniti con la pena capitale, ma un particolare ha sempre destato sospetti: Ramesse III, durante la descrizione del processo, è definito “Dio Grande” (nTr aA), epiteto di solito riservato ai faraoni divinizzati dopo la morte. Che sia stato ucciso durante il tentativo di golpe?

Ora, uno studio pubblicato sul British Medical Journal sembra dirimere ogni dubbio. L’equipe di ricercatori composta da Albert Zink, paleopatologo dell’EURAC di Bolzano (ricordatevi di Ötzi),Carsten Push, esperto di genetica molecolare dell’Università di Tubinga, e Zahi Hawass (in questo caso non servono presentazioni) sembra aver individuato la causa della morte di Ramesse. Grazie alle immagini della TAC si è visto che sotto le bende c’è un profondo taglio di 7 cm alla gola che avrebbe causato il decesso istantaneo. Successivamente, durante la mummificazione è stato inserito nella ferita un amuleto a forma di udjat (indicato dalla freccia nella foto) per permettere la rimarginazione nell’Aldilà.

Altre informazioni sono arrivate dalle analisi del DNA che hanno collegato Ramesse III al misterioso“Unknown Man E” la cui mummia fu scoperta da Maspero nella caschette di Deir el-Bahari nel 1886. Questa mummia era stata imbalsamata con un procedimento rudimentale e, contro ogni tradizione, avvolta solo da pelle di capra. Sembra quindi che il ragazzo, morto intorno ai 18-20 anni, abbia ricevuto un trattamento volutamente inefficace e impuro. Inoltre, il torace gonfio e la pelle del collo compressa indicano impiccagione o comunque strangolamento, tracce della sua punizione per aver partecipato al complotto. Già da tempo si pensava che la mummia appartenesse a Pentawr e la codifica del genoma ha confermato la parentela con il faraone, ma per la certezza matematica servirebbe il corpo della madre Tiye che però non è mai stato ritrovato.

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Luxor scoperta Mummia di 3600 anni

Una squadra di archeologi spagnoli ha rinvenuto in Egitto a Luxor all’interno di un sarcofago di legno una mummia risalente a oltre 3600 anni fa,lo ha reso noto il Ministero delle Antichità del Cairo ,il sarcofago  è in legno decorato con disegni di piume ,sono una rarità sulle bare antiche. Il sarcofago lungo due metri e profondo cinquanta centimetri era in buono stato e i colori ancora lucenti,risale alla diciassettesima dinastia(1600 avanti Cristo),il suo proprietario potrebbe essere stato un importante statista secondo un esame preliminare del sarcofago ricoperto con geroglifici e decorato con incisioni di piume d’uccello,i prossimi studi saranno mirati alla identificazione della mummia.

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La statua del dio Apollo trovata a Gaza

La statua del dio Apollo,ritrovata a Gaza,sta attirando archeologi da tutto il mondo.                      Lo scopritore è Jwdat Abu Ghrb ,che ha raccontato alla CNN di aver scorto nelle acque al largo di Gaza,mentre pescava,una sagoma scura e di aver creduto fosse un cadavere.”mi sono spaventato,ha raccontato Jwdat Abu Ghrb,ho messo gli occhiali e mi sono tuffato ma non riuscivo a capire di cosa si trattasse,sono riemerso e ho chiesto aiuto ad altre persone,dopo quattro ore siamo riusciti a farlo riemergere e a portarlo a riva,siamo rimasti scioccati”.Una statua di bronzo a grandezza naturale,si presume una rappresentazione di duemilacinquecento anni fa,dell’antico dio greco Apollo.                                                                                                    La statua di Apollo è trattenuta sia per motivi politici,sia per il valore artistico e culturale dal Ministero del Turismo e delle Antichità e il Ministero dell’Interno di Gaza,che è governato dal gruppo islamista Hamas,che ha posto un veto alla vendita e alle visite pubbliche dell’opera promettendo di restaurarla per poi renderla visibile al pubblico in un prossimo futuro.Il Museo di Ginevra (Svizzera) si è offerto di riparare e prerservare la statua.

Il Museo Nazionale di Baghdad dieci anni dopo.

Sono passati dieci anni ormai da quel 10 Aprile 2003, giorno in cui il Museo Nazionale di Baghdad fu pesantemente saccheggiato. Il museo era stato fondato negli anni ’20 del novecento dall’archeologa Gerdrude Bell e racchiudeva al suo interno importantissime e famosissime opere appartenenti alla storia mesopotamica. La gravità dei saccheggi che ebbero luogo in quei giorni è stata un esempio. Mai più infatti è stato permesso un simile scempio e i musei e i siti di interesse culturali sono stati per la maggior parte preservati dalla popolazione stessa (vedi cordone umano a protezione del Museo del Cairo durante la primavera araba).

Da allora le autorità internazionali e gli archeologi hanno cercato di rimettere insieme i pezzi del museo, recuperando oltre 15,000 oggetti rubati e piazzati sul mercato nero.

Oggi il museo nazionale di Baghdad ha nuove e moderne gallerie, allestite dagli specialisti del settore, molti dei quali provenienti dall’Oriental Institute di Chicago, dotate di area condizionata e misure di sicurezza tecnologiche. Tuttavia, nonostante gli sforzi impiegati per ricostruirlo, il museo rimane chiuso “per la sua stessa protezione”. La paura che la sua apertura al pubblico possa sottoporlo a nuovi saccheggi è ancora presente. Le nuove elezioni, che si terranno a breve, potranno portare nuova stabilità e ci auguriamo che i nuovi leader possano riconoscere il valore che la cultura iraqena ha all’interno della storia e della cultura del nostro mondo.

In attesa della sua riapertura possiamo ammirare alcune tra le principali opere conservate al suo interno grazie a un progetto realizzato dal CNR e dal Ministero degli Affari Esteri :      www.virtualmuseumiraq.cnr.it

La Porta degli Inferi. Le straordinarie scoperte della Missione Archeologica Italiana a Hierapolis in Turchia

Nell’ambito delle attività promosse dall’Associazione VivereLecce, in collaborazione con il Comune di Lecce e l’Università del Salento, il Prof. Francesco D’Andria, direttore della Missione Archeologica Italiana a Hierapolis, l’odierna Pamukkale (Turchia), ha presentato presso l’Open Space del Comune, in P.zza Sant’Oronzo, le ultime scoperte riguardanti il Ploutonion avvenute durante la campagna di scavo del 2013, quest’anno protrattasi fino alla fine di novembre.

Il Ploutonion, o Casa di Ade, era il luogo sacro in cui era officiato il culto ad Ade e alla sua compagna, Persefone/Kore, e attraverso il quale era possibile raggiungere gli Inferi attraverso un’apertura, che gli antichi collocavano in diversi punti della terra, tra cui l’antica città di Hierapolis.

Le fonti letterarie antiche, in particolare Strabone (Geog., XIII, 4, 14; XIV, 1, 15 e 47), ne parlano come uno dei più grandi santuari dell’antichità, in cui avvenivano sacrifici di tori che erano fatti avvicinare all’apertura della grotta da dove fuoriusciva gas. Sempre secondo gli autori antichi, gli unici immuni a questo gas erano gli Eunuchi di Cibele che, secondo alcune ipotesi, data la loro menomazione, riuscivano più degli altri a trattenere il respiro.

Dal punto di vista archeologico il Ploutonion era stato precedentemente individuato nel Santuario di Apollo, divinità protettrice della città, per la presenza di un’apertura da cui fuoriuscivano esalazioni di gas. Con il prosieguo degli scavi nella zona limitrofa al santuario, nonché in un’area centrale della città antica, tra l’imponente teatro e l’agorà, si è messo in luce un complesso formato da una gradinata lunga 30 m, una grotta e una tholos con due vasche ai lati per i bagni terapeutici nelle acque termali. Il dislivello di 2 m tra il piano dove si apre la grotta e la gradinata permetteva ai fedeli di assistere ai sacrifici che venivano fatti in onore di Plutone e Kore. Infatti, una delle prove della individuazione del complesso come Ploutonion è l’iscrizione in greco che si trova sulla quinta dove si apre la grotta che recita: ΠΛΟΥΤΩΝΙ ΚΑΙ ΚΟΡΗ …

In età bizantina, la facciata della grotta fu chiusa volontariamente e venne eretto un muro con materiali di reimpiego; inoltre, la tholos, quale simbolo di sacralità, fu demolita. La zona prospiciente l’apertura della grotta fu riempita di materiali e durante gli scavi sono stati ritrovati numerosi reperti tra cui frammenti architettonici, un’iscrizione di età neroniana e la statua di un serpente attorcigliato, animale ctonio per eccellenza e legato agli Inferi.

Alcuni filosofi neoplatonici bizantini, legati ancora alle credenze pagane, continuavano a visitare il santuario. Uno di essi, Damascio (480-550 d. C.), racconta di essere riuscito ad entrare nella grotta e di aver sognato di essere diventato Attis, il paredro di Cibele, durante le celebrazioni delle Hilariae, festa romana dell’equinozio di primavera in cui si celebra la rinascita della natura all’interno dei riti in onore della dea frigia, il cui culto a Roma fu introdotto nel 204 a. C.

Si evince come il luogo non fosse solo legato ai culti in onore di Ade, ma anche alla dea-madre frigia Cibele.

Per quanto riguarda il dio degli Inferi, sono stati ritrovati frammenti di una statua colossale, alta ca. 4 m secondo le ipotesi ricostruttive, che doveva raffigura Ade seduto. Il confronto con una statua, di dimensioni minori ritrovata all’interno del teatro, mostra come il dio doveva essere accompagnato dalla figura di Cerbero, il famoso cane a tre teste. E infatti, proprio l’ultimo giorno, racconta il Prof. D’Andria, dallo svuotamento della zona antistante l’apertura della grotta, la quale durante gli scavi si era riempita di acqua proveniente dal sottosuolo, è stata ritrovata una statua di Cerbero, frontale, un unicum per le dimensioni. Inoltre, le fattezze del muso dell’animale sono quelle tipiche del cane pastore anatolico, il Kangal, una razza canina molto forte che può scontrarsi con i lupi.

Per quanto riguarda Cibele, oltre alle testimonianze delle fonti letterarie, durante l’ultima campagna sono emersi due importanti elementi. Il primo è che la roccia sopra la grotta è stata intagliata a mo’ di altare, una caratteristica tipica del culto officiato alla dea frigia. Il secondo elemento, ancor più interessante, è il ritrovamento di un frammento di ceramica a rilievo del VI sec. a. C. sul quale è rappresentato un personaggio, con il berretto frigio ripiegato, tipico di Attis, che suona il doppio flauto frigio, caratteristico per avere un flauto dritto e uno a forma di corno, rappresentato anche in alcune pitture minoiche cretesi. Dunque, prima della fondazione della città, avvenuta nel III sec. a. C., il luogo in cui è poi sorto il Ploutonion era un posto di aggregazione per il popolo frigio che officiava un culto a Cibele che è continuato anche in età posteriore.

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Scoperto cimitero del V secolo sotto gli Uffizi a Firenze

Dagli scavi archeologici degli ultimi cinque mesi,nell’area di levante degli Uffizi sotto al Magliabechiano,la sala di lettura della biblioteca,attigua a piazza del Grano è emersa una necropoli;si tratta di un cimitero dove finora sono stati trovati una sessantina di scheletri,rappresenta un pezzo sconosciuto e molto importante della storia di Firenze,quello risalente all’età alto medievale. Gli scavi vedono impegnati tre soprintendenze:Polo Museale,Beni Architettonici,Beni Archeologici, nella necropoli gli scheletri ritrovati sono presumibilmente vittime di una epidemia di peste o colera,che colpì Firenze in un periodo poco conosciuto della sua storia. Quella che oggi è visibile è solo una piccola parte di un’area cimiteriale vasta,costituita da numerose tombe,in attesa di sapere i risultati delle analisi al carbonio 14 che permetteranno di datare in modo certo gli scheletri,gli archeologi spiegano che la disposizione dei cadaveri allineati secondo lo schema testa-piedi per ottimizzare lo spazio nella fossa comune,chiarisce la fretta con cui fu eseguita la sepoltura,forse a causa di un’epidemia in corso. Questa catastrofe contribuì sicuramente al lungo periodo di decadenza della città e rappresenta un campione di grande dimensione della popolazione fiorentina fra antico e alto medioevo.Gli esperti escludono che si possa trattare di un eccidio della popolazione fiorentina per mano delle invasioni barbariche,visto che gli scheletri non presentano segni di ferite da taglio. I dati emersi dagli scavi rappresentano una testimonianza che fa luce su questa parte di città dall’età tardo romana fino all’impianto architettonico vasario della seconda metà del XVI secolo.

Trasferiti 12 mila reperti presso il Grand Egyptian Museum

Mohamed Mostafa Abdel Megeed, direttore generale del Grand Egyptian Museum, ha annunciato che circa 12.000 reperti sono stati trasferiti presso il nuovo grande polo museale che sorgerà all’ombra delle piramidi. Si tratta solo dell’inizio del processo che porterà il GEM (nell’immagine, il progetto della facciata) ad esporre oltre 100.000 oggetti appartenenti a tutta la storia egiziana, dal Predinastico alla conquista islamica. I pezzi, compresi alcuni appartenti al corredo funebre di Tutankhamon, sono stati prelevati da siti e da altri musei e fanno parte dell’obiettivo iniziale che prevede l’esposizione di almeno la metà della capacità totale entro l’inaugurazione del 2015.

In realtà, c’è pessimismo sull’effettiva conclusione dei lavori entro tale data e, nei giorni scorsi, sono uscite notizie sulla mancanza di fondi per il cantiere. Un termine più plausibile potrebbe coincidere con il 2016. Intanto, il Ministro delle Antichità, Mohamed Ibrahim, in un viaggio ufficiale negli USA, ha firmato accordi con i responsabili dello Smithsonian Institution che si sono detti disponibili a fornire la loro esperienza per lo sviluppo di quello che diventerà, prima o poi, il più grande museo archeologico del mondo.