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Chiesa bizantina trovata a Hirbet Madras (forse tomba del profeta Zaccaria)

A Hirbet Madras durante gli scavi fatti dalla Israel Antiquities Authority,sono tornate alla luce una chiesa e uno splendido pavimento a mosaico,secondo il parere di vari studiosi potrebbe trattarsi della residenza e della tomba del profeta Zaccaria.La chiesa si trova sulle colline della Giudea a Horbat Midras, il sito di una grande e importante comunità ebraica di epoca romana, distrutta nel corso della rivolta di Bar Kokhba nel 135 d.C. All’inizio si pensava che potesse essere una sinagoga,ulteriori scavi hanno rivelato pietre con inciso croci,dunque una chiesa.     Amir Ganor, direttore degli scavi insieme a Alon Klein, fa sapere che l’edificio, costruito come una basilica, fu attivo tra il V e il VII secolo d.C.La chiesa era stata edificata sopra un’altra costruzione di 500 anni più antica, di epoca romana, quando cioè – secondo gli studiosi – l’insediamento era abitato dagli ebrei.
Sotto a tale struttura, ancora più in profondità, vi è una rete di tunnel tagliata nella roccia che forse venne usata dagli ebrei per combattere i romani nel II secolo d.C. Qui gli archeologi hanno trovato monete della prima guerra giudaica (66-70 d.C.) e della terza (132-135 d.C.), oltre a vari altri manufatti in pietra e ceramica.
Dei gradini di pietra conducono inoltre a una piccola grotta funeraria, che gli esperti suggeriscono poter essere stata venerata come il luogo di sepoltura di Zaccaria.    La chiesa sarà visibile solo per un’altra settimana: gli archeologi la ricopriranno ancora con la terra per proteggerla, prima di riprendere in futuro i lavori.

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Sotto l’Arena spuntano scheletri – Uno è di una ragazza, dell’alto Medioevo

Durante i lavori per l’installazione di una cabina elettrica all’Arena di Verona, è emerso durante gli scavi  un pezzo di storia veronese,nell’arcovolo 58 dell’Arena è venuto alla luce uno scheletro femminile di circa 18 anni e dei crani. Come riferisce Brunella Bruno, della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto che sta svolgendo l’indagine con propri professionisti, finanziata dal Comune, i resti della sepoltura trovati sotto terra farebbero risalire il reperto a un cimitero dell’alto Medioevo, fra VII e IX secolo. Gli scavi negli arcovoli 59 e 60 avevano infatti già riportato alla luce stratificazioni di rifiuti, e poi sotto la pavimentazione reperti di grande importanza storica, fra cui un sesterzio dell’imperatore Claudio,che hanno consentito di datare la costruzione dell’Arena negli anni 41 e 42 dopo Cristo, confermando che il monumento fu eretto prima del Colosseo di Roma. I reperti recuperati confermano l’orizzonte altomedievale delle sepolture», riferisce l’archeologa Brunella Bruno. «In particolare, una tipologia di anfora per il vino, bizantina, molto rara in Italia settentrionale e caratteristica di ambienti dal punto di vista sociale ed economico, parrebbe denotare individui di un certo rango». Per la Soprintendenza la presenza di sepolture nei monumenti e nelle strutture pubbliche in disuso, fra età tardo-antica e alto Medioevo, è un fenomeno ormai ben noto in numerosi centri urbani e nella stessa Verona. «Basti pensare», dice la Bruno, «alle sepolture impiantatesi alla metà del IV secolo nell’area del Teatro Romano e in molti altri siti. L’occupazione funeraria, in questo arco di tempo, caratterizzò anche altri anfiteatri, tra cui il Colosseo».

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I resti di uno tzompantli a Città del Messico

Durante i lavori di ampliamento della metropolitana a Città del Messico ha consentito il ritrovamento di numerose sepolture,statue e altri ritrovamenti.Ciò che però ha catturato l’attenzione degli archeologi sono stati quattro teschi orientati a sud-ovest formavano chiaramente parte di uno tzompantli, una sorta di intelaiatura in legno usata per l’esposizione pubblica di teschi umani, normalmente quelli di prigionieri di guerra o di vittime sacrificali.  I   reperti sono stati datati al tardo periodo post classico (1350-1521 d.C.). Stranamente, uno dei teschi apparteneva a un canide, qualcosa mai ritrovato prima in relazione a questo tipo di altare. I cani erano spesso associati ai riti funerari dato che erano soliti accompagnare il morto sulla via del mondo ultraterreno. “Sappiamo che durante la conquista venivano posti in queste strutture i teschi dei cavalli, ma non quelli dei cani”, dice l’archeologa María de Jesús Sánchez riferendosi ai resoconti dei conquistadores spagnoli. “Ci mancano informazioni, e forse da qualche parte i cani erano associati a questi santuari e non ne abbiamo trovati. Attualmente ci sono solo due tzompantli conosciuti a città del Messico, a Tlatelolco e al Templo Mayor”.

Uno dei teschi apparteneva una donna tra i 18 e i 22 anni, mentre i maschi avevano uno tra i 25 ai 35 anni e l’altro intorno ai 35. Tutti i teschi avevano un buco nella tempia: da lì sarebbero stati impalati con un bastone di legno, che tuttavia a un certo punto venne rimosso lasciandoli solo come offerte in quell’area.

Il cranio della donna è significativo. I segni di una deformazione cranica indicano che facesse parte di una élite, e i tzompantli venivano utilizzati principalmente per mostrare le teste dei prigionieri come trofei di guerra.

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Arezzo- Dalla fortezza spunta una Domus romana

Dalla Fortezza riemerge un edificio residenziale  di età romana con pareti dipinte e piani pavimentali musivi. Durante dei controlli che la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana sta conducendo nell’area della Fortezza Medicea nell’ambito dell’intervento di restauro e ripristino che l’amministrazione comunale ha da tempo intrapreso, nella fascia antistante il muro difensivo che raccorda il bastione del Soccorso con il bastione della Diacciaia è tornato alla luce, tra l’altro, un edificio residenziale di età romana di cui sono stati individuati per ora tre ambienti, due dei quali, parzialmente indagati, conservano resti in posto di intonaco parietale dipinto e piani pavimentali musivi. Le pareti degli ambienti descritti, conservate per circa mezzo metro di altezza, presentano uno spesso intonaco parietale dipinto: motivi di conservazione hanno fin qui suggerito di non portare completamente in vista la decorazione pittorica che presenta colori rosso, giallo, verde e bruno su fondo bianco.
I piani pavimentali rinvenuti, ascrivibili all’età augustea-giulio claudia (fine I a.C. – decenni iniziali I d.C.), che trovano confronti stringenti tra l’altro con mosaici della villa dell’Ossaia di Cortona, erano sigillati sotto livelli di abbandono e di crollo delle coperture fittili. Sopra lo strato di crollo dell’ambiente sud sono attestate frequentazioni e riusi successivi all’abbandono del sito, in particolare con la presenza della sepoltura, solo parzialmente vista, di un inumato che reca una lunga spada.

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Woodhenge una scoperta incredibile

A Stonehenge hanno fatto una scoperta eccezionale,a poche centinaia di metri dal complesso di monoliti gli archeologi hanno trovato una struttura gemellare fatta di legno  . Woodhenge è un henge di classe I risalente al neolitico,oltrechè un cerchio di legname situato nel patrimonio dell’UNESCO di cui fa parte anche Stonehenge,nel Wiltshire Inghilterra. Secondo gli archeologi britannici Woodhenge è stato costruito attorno allo stesso periodo rispetto al noto cerchio di pietre: cioè circa 4.500 anni fa. Come riporta il quotidiano britannico The Daily Telegraph, si tratta di un fossato di forma circolare che circonda una serie di pozzi larghi circa un metro dove sarebbero stati alloggiati dei pali di legno. Al centro della struttura, che presenta due accessi dai lati opposti, si trova una tomba che sarebbe stata aggiunta in un periodo molto posteriore. La stessa Stonehenge è stata utilizzata come necropoli per oltre 500 anni, un periodo molto più lungo di quanto si pensasse: le ossa più antiche ritrovate nel sito risalgono infatti a un periodo compreso fra il 3.030 a.C e il 2.340 a.C, mentre i primi megaliti sono stati eretti nel 2.500 a.C .   Stonehenge sarebbe stata una città dei” morti”,collegata attraverso il fiume Avon alla sua gemella in legno che sarebbe stata la città dei “vivi”.L’anno precedente gli archeologi hanno scoperto a due chilometri da Stonehenge un nuovo sito preistorico risalente a circa cinquemila anni fa,battezzato” Bluehenge”per il colore delle 27 pietre gallesi utilizzate nella sua costruzione, è costituito da un sentiero delimitato da megaliti che, stando agli archeologi, sarebbe stato utilizzato in riti iniziatici e religiosi. Gli esperti ritengono molto probabile nuovi ritrovamenti perchè il 90% della zona intorno a Stonehenge non è stata ancora esplorata.

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Scoperta in Messico città Maya nascosta nella giungla

Una spedizione di un gruppo internazionale di archeologi finanziata dal National Geographic e dalla società austriaca Ars Longa ,ha scoperto, nella zona orientale del Messico, un’importantissima città Maya, presumibilmente del periodo 600-900 dopo cristo.  La città si estende su un’area di 22 ettari nello stato messicano di Campeche ed è rimasta nascosta per secoli prima di essere scoperta .La città si trova nel Campeche, una regione che ospita molti siti Maya, tra cui Calakmul, patrimonio UNESCO. “È uno dei più grandi siti nelle Pianure Centrali, paragonabile per la sua estensione e la grandezza dei suoi edifici con Becan, Nadzcaan e El Palmar nel Campeche”, ha detto l’archeologo sloveno Ivan Sprajc, a capo della spedizione congiunta con l’INAH. Soprannominata Chactun (“Pietra rossa”), la nuova scoperta   potrebbe essere stata sede di un governo tra il 600 e il 900 d.C. Finora sono stati scoperti tre complessi dove sono stati individuate piramidi, campi da Tlachtli, monumenti, piazze e altari. Una struttura è simile al tempio di Kukulcan usato dai Maya per trovare il giorno più lungo dell’anno (il solstizio d’estate). Un’iscrizione trovata su una stele di un monumento è alla base del nome della città. Secondo l’iscrizione, un sovrano chiamato K’inich B’ahlam “fissò la Pietra Rossa (o Grande Pietra) nel 751 d.C.” La città Maya di Chactun ospita tre complessi monumentali con numerose strutture piramidali,palazzi,e due campi per il caratteristico juego de la pelota,piazze,monumenti scolpiti, la più grande piramide è alta 23 metri.

 

Ramesse III è stato sgozzato

Dopo oltre 3000 anni, si chiude la vicenda del cosiddetto “complotto dell’harem” e del tentativo, a questo punto riuscito, di uccisione del faraoneRamesse III (1186-1154 a-C.).

I fatti erano già noti grazie al “Papiro giuridico di Torino” nel quale si racconta del tentativo di congiura ordito da una delle spose, Tiye, coadiuvata da numerosi ufficiali della corte. Il piano consisteva nel colpire il re proprio nell’harem per poi sostituire il legittimo erede al trono, Ramessu-Hekamaat-Meriamun (il futuro Ramesse IV), con il figlio di Tiye, Pentawr. Il complotto venne scoperto e i colpevoli puniti con la pena capitale, ma un particolare ha sempre destato sospetti: Ramesse III, durante la descrizione del processo, è definito “Dio Grande” (nTr aA), epiteto di solito riservato ai faraoni divinizzati dopo la morte. Che sia stato ucciso durante il tentativo di golpe?

Ora, uno studio pubblicato sul British Medical Journal sembra dirimere ogni dubbio. L’equipe di ricercatori composta da Albert Zink, paleopatologo dell’EURAC di Bolzano (ricordatevi di Ötzi),Carsten Push, esperto di genetica molecolare dell’Università di Tubinga, e Zahi Hawass (in questo caso non servono presentazioni) sembra aver individuato la causa della morte di Ramesse. Grazie alle immagini della TAC si è visto che sotto le bende c’è un profondo taglio di 7 cm alla gola che avrebbe causato il decesso istantaneo. Successivamente, durante la mummificazione è stato inserito nella ferita un amuleto a forma di udjat (indicato dalla freccia nella foto) per permettere la rimarginazione nell’Aldilà.

Altre informazioni sono arrivate dalle analisi del DNA che hanno collegato Ramesse III al misterioso“Unknown Man E” la cui mummia fu scoperta da Maspero nella caschette di Deir el-Bahari nel 1886. Questa mummia era stata imbalsamata con un procedimento rudimentale e, contro ogni tradizione, avvolta solo da pelle di capra. Sembra quindi che il ragazzo, morto intorno ai 18-20 anni, abbia ricevuto un trattamento volutamente inefficace e impuro. Inoltre, il torace gonfio e la pelle del collo compressa indicano impiccagione o comunque strangolamento, tracce della sua punizione per aver partecipato al complotto. Già da tempo si pensava che la mummia appartenesse a Pentawr e la codifica del genoma ha confermato la parentela con il faraone, ma per la certezza matematica servirebbe il corpo della madre Tiye che però non è mai stato ritrovato.

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Luxor scoperta Mummia di 3600 anni

Una squadra di archeologi spagnoli ha rinvenuto in Egitto a Luxor all’interno di un sarcofago di legno una mummia risalente a oltre 3600 anni fa,lo ha reso noto il Ministero delle Antichità del Cairo ,il sarcofago  è in legno decorato con disegni di piume ,sono una rarità sulle bare antiche. Il sarcofago lungo due metri e profondo cinquanta centimetri era in buono stato e i colori ancora lucenti,risale alla diciassettesima dinastia(1600 avanti Cristo),il suo proprietario potrebbe essere stato un importante statista secondo un esame preliminare del sarcofago ricoperto con geroglifici e decorato con incisioni di piume d’uccello,i prossimi studi saranno mirati alla identificazione della mummia.

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La statua del dio Apollo trovata a Gaza

La statua del dio Apollo,ritrovata a Gaza,sta attirando archeologi da tutto il mondo.                      Lo scopritore è Jwdat Abu Ghrb ,che ha raccontato alla CNN di aver scorto nelle acque al largo di Gaza,mentre pescava,una sagoma scura e di aver creduto fosse un cadavere.”mi sono spaventato,ha raccontato Jwdat Abu Ghrb,ho messo gli occhiali e mi sono tuffato ma non riuscivo a capire di cosa si trattasse,sono riemerso e ho chiesto aiuto ad altre persone,dopo quattro ore siamo riusciti a farlo riemergere e a portarlo a riva,siamo rimasti scioccati”.Una statua di bronzo a grandezza naturale,si presume una rappresentazione di duemilacinquecento anni fa,dell’antico dio greco Apollo.                                                                                                    La statua di Apollo è trattenuta sia per motivi politici,sia per il valore artistico e culturale dal Ministero del Turismo e delle Antichità e il Ministero dell’Interno di Gaza,che è governato dal gruppo islamista Hamas,che ha posto un veto alla vendita e alle visite pubbliche dell’opera promettendo di restaurarla per poi renderla visibile al pubblico in un prossimo futuro.Il Museo di Ginevra (Svizzera) si è offerto di riparare e prerservare la statua.

Il Museo Nazionale di Baghdad dieci anni dopo.

Sono passati dieci anni ormai da quel 10 Aprile 2003, giorno in cui il Museo Nazionale di Baghdad fu pesantemente saccheggiato. Il museo era stato fondato negli anni ’20 del novecento dall’archeologa Gerdrude Bell e racchiudeva al suo interno importantissime e famosissime opere appartenenti alla storia mesopotamica. La gravità dei saccheggi che ebbero luogo in quei giorni è stata un esempio. Mai più infatti è stato permesso un simile scempio e i musei e i siti di interesse culturali sono stati per la maggior parte preservati dalla popolazione stessa (vedi cordone umano a protezione del Museo del Cairo durante la primavera araba).

Da allora le autorità internazionali e gli archeologi hanno cercato di rimettere insieme i pezzi del museo, recuperando oltre 15,000 oggetti rubati e piazzati sul mercato nero.

Oggi il museo nazionale di Baghdad ha nuove e moderne gallerie, allestite dagli specialisti del settore, molti dei quali provenienti dall’Oriental Institute di Chicago, dotate di area condizionata e misure di sicurezza tecnologiche. Tuttavia, nonostante gli sforzi impiegati per ricostruirlo, il museo rimane chiuso “per la sua stessa protezione”. La paura che la sua apertura al pubblico possa sottoporlo a nuovi saccheggi è ancora presente. Le nuove elezioni, che si terranno a breve, potranno portare nuova stabilità e ci auguriamo che i nuovi leader possano riconoscere il valore che la cultura iraqena ha all’interno della storia e della cultura del nostro mondo.

In attesa della sua riapertura possiamo ammirare alcune tra le principali opere conservate al suo interno grazie a un progetto realizzato dal CNR e dal Ministero degli Affari Esteri :      www.virtualmuseumiraq.cnr.it